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Un prodotto, così come un bene o un servizio di qualsiasi genere, per essere commercializzato deve essere immesso sul mercato, così da poter essere a disposizione dei potenziali consumatori. Per quanto possa sembrare banale o scontato, questo concetto implica, in realtà, l’esistenza di una struttura ramificata, regolata da un sistema di gestione ben preciso, che fa in modo che beni e prodotti raggiungano il mercato, ed i canali attraverso i quali potranno essere acquistati dai consumatori. Si tratta di quella che viene generalmente identificata come “supply chain”: vediamo di seguito di cosa si tratta, quale rapporto la lega alla logistica e quali azioni si possono implementare per renderla “circolare”.

Supply Chain definizione

Per supply chain (o catena di approvvigionamento o di distribuzione) si intende l’insieme di leggi, regolamenti, attività primarie e secondarie e strutture logistiche che consentono ad un determinato prodotto di raggiungere il consumatore. Le leggi, e più in generale qualsiasi tipo di dispositivo normativo, servono a regolare la gestione e la produzione (o l’estrazione) del bene primario implementata dagli operatori del settore primario; successivamente, la materia prima viene consegnata ai soggetti deputati alla sua trasformazionein un prodotto o bene di consumo da immettere sul mercato attraverso una rete di distribuzione; quest’ultima si affida al settore logistico, che funge da anello di congiunzione tra produttori e operatori della piccola e grande distribuzione.

supply chain circolare e riutilizzo delle cassette in plastica

Supply Chain Circolare e riutilizzo delle cassette in plastica

Una definizione ‘scientifica’ di supply chain, alla quale si fa generalmente riferimento quando si discute di questa rete che connette soggetti operanti in diversi settore, è quella formulata da Lambert, Stock e Ellram in uno studio del 1998: “L’allineamento delle attività che immettono prodotti o servizi nel mercato”; in particolare, qualsiasi prodotto commercializzato sul mercato di consumo, nella sua evoluzione dalla materia prima al prodotto finito, rientra nella catena di approvvigionamento per mezzo di una serie di transizioni successive. Quando, ad esempio, si acquista una lattina di Coca Cola non si compra il prodotto direttamente dall’azienda Coca Cola ma da un intermediario (un negozio o un supermercato). Il circuito che consente al prodotto finito di essere messo a disposizione del consumatore si origina dal produttore e passa attraverso la produzione all’ingrosso che consente di rifornire i venditori al dettaglio; questi, a loro volta, rappresentano l’unità di base presso la quale il consumatore può acquistare il prodotto che desidera.

Secondo un’altra definizione, firmata da Chopra e Meindl in una pubblicazione del 2007, “la supply chain consiste di tutte le parti coinvolte, direttamente o indirettamente, nella soddisfazione di una richiesta del consumatore. All’interno di ogni organizzazione, come ad esempio un produttore, la supply chain include tutte le funzioni preposte a ricevere e soddisfare una richiesta del consumatore. Queste funzioni includono, tra le altre, lo sviluppo di nuovi prodotti, marketing, operazioni, distribuzione, stato finanziario e servizio clienti”.

Supply Chain Management definizione

La gestione della catena di approvvigionamento viene spesso definita come SCM, acronimo di Supply Chain Management. Benché si tratti di un concetto ormai consolidato, non esiste ancora una definizione univoca. Secondo interpretazioni più ‘tradizionali’, la SCM rientra nell’ambito della logistica mentre approcci più moderni la identificano come una sorta di evoluzione di quest’ultima: in altre parole, ciò che un tempo si definiva logistica, oggi viene individuato come SCM. In linea generale, la gestione della catena di distribuzione può riguardare il coordinamento delle sole attività logistiche, l’organizzazione delle attività che connettono due aree differenti all’interno di uno stesso soggetto (come ad esempio un’azienda) oppure modulare i processi che hanno luogo tra due elementi distinti della catena.

La definizione più recente di SCM risale al 2012, ed è stata formulata da Wisner, Tan e Leong: “La gestione della catena di distribuzione è l’integrazione dei processi di key business dei partner commerciali dalle materie prime iniziali al consumatore finale, e include tutti i processi intermedi, il trasporto e le attività di immagazzinamento e la vendita al consumatore”.

Logistica e supply chain

La logistica è uno dei comparti più importanti per la catena di distribuzione, in quanto fornisce i mezzi necessari per la circolazione di beni e prodotti; gli operatori del settore logistico, infatti, si occupano principalmente di fornire quel collegamento necessario tra i siti di ottenimento della materia prima e quelli di produzione/trasformazione per poi assicurare lo stesso servizio per tutti i successivi passaggi intermedi (assemblaggio e confezionamento); in aggiunta, la logistica si occupa dello stoccaggio delle merci e della loro organizzazione in funzione della vendita diretta o della distribuzione, un servizio essenziale per l’effettiva immissione dei un prodotto nelle reti del mercato di destinazione.

Supply Chain circolare

Scatole impilabili per lo stoccaggio e contenitori in plastica sovrapponibili

 Il modello dell’economica circolare, ossia in grado di alimentarsi autonomamente sfruttando al massimo le risorse a disposizione, è quello che si è imposto maggiormente presso gli operatori dei vari settori coinvolti, più o meno direttamente, in tutte le attività coinvolte nella catena di distribuzione. La “circular economy” si basa sul principio per cui i materiali di origine biologica non diventino semplici rifiuti ma risorse da reimmettere in natura mentre quelli di origine tecnica devono essere progettati e realizzati in maniera tale da poter essere utilizzati al massimo. Anche per questo motivo, sempre più spesso si parla di supply chain circolare: si tratta di un modello all’interno del quale l’uso di determinati elementi viene ottimizzato, così da consentirne il riutilizzo evitando uno spreco di risorse. Da questo punto di vista, gli operatori più attenti optano sempre più spesso per soluzioni in grado di assicurare maggiori possibilità di riuso: un ottimo esempio, in tal senso, è costituito dalle cassette in plastica di iMilani; i vantaggi offerti da un prodotto di questo tipo sono numerosi: la resistenza e la durevolezza consentono di utilizzarle per lungo tempo, senza comprometterne le caratteristiche funzionali; in aggiunta, alcune sono abbattibili – così da ottimizzare gli spazi a disposizione per lo stoccaggio – mentre altre sono impilabili, una prerogativa che rende più semplice sia l’organizzazione delle risorse di magazzino sia la loro movimentazione.